mercoledì 31 marzo 2010
La Cena Pasquale Ebraica
Pulizie sul pc
sabato 27 marzo 2010
Le prepotenze: problema educativo
Attorno al bullismo c’è molta confusione: si interpreta il fenomeno erroneamente e poi si fatica a individuare le strategie efficaci per contrastarlo. Chiariamo allora tre aspetti importanti.
Primo. Il bullismo non è la comune prepotenza. Il termine inglese bullying individua precisamente un gruppo di azioni violente compiute intenzionalmente, continuamente e per lungo tempo ai danni di qualcuno indifeso e più debole. Il bullismo quindi è un comportamento grave e non va confuso con le prepotenze comuni che fanno indubbiamente parte della vita dei ragazzi: i due fenomeni vanno riconosciuti, distinti e affrontati in modo specifico senza mescolarli in un unico calderone che genera ansia e paure. Soprattutto bisogna aver ben presente che si tratta di problemi educativi non di ordine pubblico: multe, vigili a scuola e telecamere spaventano ma non educano. Possono sembrare una soluzione al problema ma in realtà rischiano di aggravarlo. Secondo. Un problema educativo va affrontato come tale. Occorre educare i ragazzi alla vita sociale. Come? Sono decisamente contrario al sistema dei lavori socialmente utili perché confonde impegno sociale e punizione: fare volontariato, fare del bene, impegnarsi per gli altri sono scelte personali importanti, non comportamenti da presentare come punizioni. La sanzione poi è spesso individuale ma il bullismo è un problema di gruppo: dietro a un bullo c’è sempre un gruppo che in qualche modo gli «permette» di fare quello che fa. Terzo. L’educazione alla socialità passa piuttosto attraverso l’educazione al litigio: è fondamentale insegnare ai ragazzi a stare insieme anche quando è difficile; a gestire i problemi e le prepotenze senza utilizzare la violenza; a reagire ai comportamenti prepotenti trasformando la relazione e il gruppo in occasioni di apprendimento e creatività, piuttosto che in ambiti di paura e conformismo. La strategia efficace? Il problema educativo richiede una sanzione educativa: corsi di recupero in orario post scolastico che insegnino, al bullo, al gruppo e anche alla vittima, a stare con gli altri imparando ad affrontare e gestire le difficoltà proprie ed altrui.
di Daniele Novara, pedagogista
lunedì 15 marzo 2010
L'aspetto fisico di Paolo di Tarso
Uno dei massimi esperti della vita e delle opere di San Paolo é sicuramente il biblista mons. Romano Penna, che gli ha dedicato la sua vita di ricercatore, docente universitario, pubblicando vari libri che si distinguono per rigorosità scientifica ed esposizione appassionata, resa con un linguaggio accattivante e moderno.
Fondamentali le sue esegesi alle varie Lettere dell’apostolo, in particolare i tre poderosi volumi sulla Lettera ai Romani. Mons. Penna afferma: " Abbiamo una descrizione fisica di Paolo, spesso citata. Dice che era basso, grasso, con le gambe arcuate, con le sopracciglia unite, e che tuttavia assomigliava a un angelo. Ma è tardiva, della fine del secondo secolo. L’iconografia tradizionale lo presenta con la barba, calvo, ma questo dipende da un modulo che si era imposto dopo il terzo secolo e che connotava la figura del filosofo. Nella seconda Lettera ai Corinti, Paolo dice di “non saper parlare” e qualcuno ha ipotizzato che fosse balbuziente.
Nella Lettera ai Galati dice: “Voi eravate pronti a darmi gli occhi”, e qualcuno ha pensato che avesse problemi alla vista. Io ritengo che siano frasi da intendere solo in senso metaforico. Sappiamo che nella sua vita affrontò innumerevoli difficoltà: veglie, digiuni, freddo, tre naufragi, migliaia di chilometri percorsi a piedi, fu lapidato, cinque volte flagellato dagli Ebrei, tre volte vergato dai Romani, imprigionato per lunghi periodi: e da tutto questo si deduce che aveva un fisico eccezionale, una volontà di ferro e una capacità di adattamento straordinaria".
Venerdì 19 giugno 2009, nel restauro delle Catacombe di Santa Tecla a Roma (zona via Ostiense), è stata scoperta la più antica immagine sacra dedicata al culto di San Paolo.
Il dipinto è databile alla fine del quarto secolo d.C. ed era celato da uno spesso e secolare strato di calcare e argilla che ha rallentato e complicato la restaurazione. Asportato lo strato, i restauratori si sono trovati davanti il volto del Santo, affrescato su un tondo di colore giallo su uno sfondo di colore rosso acceso, in uno stile che ricorda quello pompeiano. I tratti di San Paolo ricordano quelli dell’iconografia tradizionale: naso pronunciato, viso scavato, occhi intensi e grandi.
Per visitare in modo virtuale la Basilica di San Paolo fuori le mura, vai al link
lunedì 8 marzo 2010
Rut e le altre
mercoledì 3 marzo 2010
La festa giudaica della Pentecoste: Shavu'òt (in ebraico שבועות)
In questo periodo, nelle classi seconde, stiamo analizzando e studiando i tratti salienti del libro degli Atti degli Apostoli. La festa che in At. 2,1 é chiamata "Pentecoste", si ritrova nell'AT sotto la denominazione di "festa delle settimane", oppure di "festa della mietitura, delle primizie". Il libro del Deuteronomio (16,9-10) colloca la sua data sette settimane da quando si é messo mano alla falce. Il termine della festa era perciò, in un primo tempo, mobile, in dipendenza dall'inizio della mietitura. Secondo il rituale di Lv. 23,15-16, la datazione della festa é ormai ancorata al termine già fisso della Pasqua. La menzione, in questo testo, di "50 giorni" darà adito alla denominazione di questa festa come "pentekostè" (dal greco cinquanta). Inizialmente, la festa delle settimane doveva essere inizialmente una festa di ringraziamento per il raccolto. In un secondo momento questa festa agricola é stata agganciata ad un evento della storia della salvezza, cioè al dono della Legge presso il Sinai (Decalogo). Nel tempo apostolico la festa giudaica della Pentecoste era celebrata annualmente a Gerusalemme con grande concorso di popolo (festa di pellegrinaggio). Quindi non è inverosimile l'affermazione di Luca negli Atti sulla presenza degli Apostoli a Gerusalemme per questa festa.