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martedì 3 novembre 2015
sabato 25 ottobre 2014
Riflessioni sul tema della vita come viaggio
In questo inizio di anno scolastico sto riflettendo con le classi terze sul tema della vita come viaggio. Un viaggio dall'uomo alla persona nel senso che ogni uomo nel corso della sua esistenza va formando una propria personalità. Si tratta di un viaggio fatto di tappe, tra le quali una delle più importanti è di sicuro l'adolescenza. Tra i materiali che ho usato per far riflettere i miei studenti ho usato la canzone Life is Sweet di Fabi, Silvestri, Gazzè.
Molto bello l'articolo di Pino Fanelli, su Insegnare Religione di settembre/ottobre 2014, che va a prendere in esame alcuni passaggi della canzone, di cui riporto di seguito il testo completo.
Disteso sul fianco passo il tempo, passo il tempo
fra intervalli di vento e terra rossa.
Cambiando cambiando prospettive
cerco di capire il verso giusto,
il giusto slancio per ripartire.
Questa partenza è la mia fortuna
Un orizzonte che si avvicina
Sotto il mio camion c'è la mia cucina
e intanto aspetto aspetto aspetto
che il fango liberi le mie ruote
che la pianura calmi la paura
che il giorno liberi la nostra notte
tutti insieme, tutti insieme
Ma tutti insieme siamo tanti, siamo distanti
siamo fragili macchine che non osano andare più avanti
siamo vicini ma completamente fermi
siamo famosi istanti divenuti eterni
E continuare per questi pochi chilometri sempre pieni di ostacoli
e baratri da oltrepassare sapendo già
che fra un attimo ci dovremo di nuovo fermare
Da qui passeranno tutti o non passerà nessuno
Con le scarpe nelle mani, in fila ad uno ad uno
Da qui passeranno tutti fino a quando c'è qualcuno
perché l'ultimo che passa vale come il primo
Life is sweet!
Un ponte lascia passare le persone
un ponte collega i modi di pensare
un ponte chiedo solamente
un ponte per andare andare andare
E non bastava già questa miseria
Alzarsi e non avere prospettiva
E le punture quando viene sera
e la paura la paura
La paura che ci arresta che ci tempesta
non insetti che volano ma proiettili sopra la testa
È una puntura ma direi che è un po' diversa
La cura c'è ma l'aria non è più la stessa
E continuare non è soltanto una scelta
ma è la sola rivolta possibile.
Senza dimenticare che dopo pochi chilometri
ci dovremo di nuovo fermare
Da qui passeranno tutti o non passerà nessuno
con le scarpe nelle mani, in fila ad uno ad uno
Da qui passeranno tutti fino a quando c'è qualcuno
perché l'ultimo che passa vale come il primo
Life is sweet!
A prescindere dal tempo che è un concetto qui inutilizzabile
mi basterebbe avere un posto giusto da raggiungere
Da qui passeranno tutti fino a quando c'è qualcuno
perché l'ultimo che passa vale come il primo
Life is sweet! Life is sweet!
E qui il link al podcast sullo stesso argomento costruito dalla classe 3E:
Molto bello l'articolo di Pino Fanelli, su Insegnare Religione di settembre/ottobre 2014, che va a prendere in esame alcuni passaggi della canzone, di cui riporto di seguito il testo completo.
Disteso sul fianco passo il tempo, passo il tempo
fra intervalli di vento e terra rossa.
Cambiando cambiando prospettive
cerco di capire il verso giusto,
il giusto slancio per ripartire.
Questa partenza è la mia fortuna
Un orizzonte che si avvicina
Sotto il mio camion c'è la mia cucina
e intanto aspetto aspetto aspetto
che il fango liberi le mie ruote
che la pianura calmi la paura
che il giorno liberi la nostra notte
tutti insieme, tutti insieme
Ma tutti insieme siamo tanti, siamo distanti
siamo fragili macchine che non osano andare più avanti
siamo vicini ma completamente fermi
siamo famosi istanti divenuti eterni
E continuare per questi pochi chilometri sempre pieni di ostacoli
e baratri da oltrepassare sapendo già
che fra un attimo ci dovremo di nuovo fermare
Da qui passeranno tutti o non passerà nessuno
Con le scarpe nelle mani, in fila ad uno ad uno
Da qui passeranno tutti fino a quando c'è qualcuno
perché l'ultimo che passa vale come il primo
Life is sweet!
Un ponte lascia passare le persone
un ponte collega i modi di pensare
un ponte chiedo solamente
un ponte per andare andare andare
E non bastava già questa miseria
Alzarsi e non avere prospettiva
E le punture quando viene sera
e la paura la paura
La paura che ci arresta che ci tempesta
non insetti che volano ma proiettili sopra la testa
È una puntura ma direi che è un po' diversa
La cura c'è ma l'aria non è più la stessa
E continuare non è soltanto una scelta
ma è la sola rivolta possibile.
Senza dimenticare che dopo pochi chilometri
ci dovremo di nuovo fermare
Da qui passeranno tutti o non passerà nessuno
con le scarpe nelle mani, in fila ad uno ad uno
Da qui passeranno tutti fino a quando c'è qualcuno
perché l'ultimo che passa vale come il primo
Life is sweet!
A prescindere dal tempo che è un concetto qui inutilizzabile
mi basterebbe avere un posto giusto da raggiungere
Da qui passeranno tutti fino a quando c'è qualcuno
perché l'ultimo che passa vale come il primo
Life is sweet! Life is sweet!
E qui il link al podcast sullo stesso argomento costruito dalla classe 3E:
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lunedì 24 febbraio 2014
Generare futuro: slideshow per la Giornata della Vita 2014
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Generare Futuro: flashmob Vita
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mercoledì 12 febbraio 2014
Le grandi domande sono cambiate
Serve una nuova visione culturale, che investa la dimensione familiare, economica e lavorativa per uscire dalle strettoie del nostro secolo che vede nell'aumento dei consumi la risposta ai bisogni dell'uomo.
Continua a leggere l'articolo in http://www.dimensioni.org/2014/02/le-grandi-domande-sono-cambiate.html
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mercoledì 21 marzo 2012
A proposito di integrazione a scuola...
...Continua...
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martedì 7 febbraio 2012
Giornata per la sicurezza su Internet 2012
Guarda il video e rifletti.
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domenica 20 novembre 2011
Campagna Unicef 'Io come Tu'. Giornata Mondiale per i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza
Pubblico una serie di video linkandoli dal canale youtube di Unicef Italia. Sono tutti dedicati alla Giornata odierna dedicata ai diritti dell'infanzia e dell'adolescenza.
1) I ragazzini sono tutti uguali. Perché i loro diritti no?
2) Io come Tu - Mai nemici per la pelle
3) Un minuto di diritti
1) I ragazzini sono tutti uguali. Perché i loro diritti no?
2) Io come Tu - Mai nemici per la pelle
3) Un minuto di diritti
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martedì 10 maggio 2011
Civil Life Music Contest
La classe 3A del mio Istituto, ha partecipato al progetto "Civil Life Music Contest - Cittadinanza In Musica", ideato e coordinato dalla Associazione Culturale Crescere Creativi e dalla Tregatti Produzioni ed Edizioni Musicali con Alessandra Drusian e Fabio Ricci del duo Jalisse, sostenuta dal Consiglio Regionale del Veneto. L'iniziativa si basa sul concetto che la musica può aiutare a diventare buoni cittadini: gli studenti delle scuole venete sono stati invitati a scrivere un testo dedicato alla cittadinanza attiva e alla partecipazione; i sette prescelti sono stati musicati da altrettanti artisti veneti scelti da Assoartisti Veneto. L'evento conclusivo di tale progetto si svolgerà sabato 4 giugno 2011 al Palageox di Padova, dove le scuole compositrici presenteranno le loro canzoni.
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lunedì 17 gennaio 2011
Sicurezza on line per la famiglia
Google annuncia di aver creato un nuovo Centro Sicurezza Online per la Famiglia. Il centro raccoglie suggerimenti di importanti associazioni, consigli e spunti offerti da genitori (che lavorano in Google ma non solo) così come informazioni su come usare gli strumenti di sicurezza che abbiamo sviluppato per i prodotti Google. La rivoluzione digitale, abbracciata entusiasticamente dai più giovani, mette a dura prova i genitori, che non sempre hanno consapevolezza o competenze per educare i figli a un uso responsabile dei nuovi media, Internet e social network in testa. I nuovi strumenti presentano nuove opportunità di miglioramento del sapere e di socializzazione, ma anche nuove insidie che, per mancanza di tempo o di informazioni, molti genitori non sono attrezzati a comprendere e affrontare. Google ha deciso di creare il Centro Sicurezza Online per la Famiglia proprio partendo da questa constatazione, suffragata dai dati di una recente indagine alla quale ha fornito il proprio contributo e che ha evidenziato come – in un campione rappresentativo di oltre 500 genitori di bambini tra gli 8 e i 13 anni - appena il 18% abbia mostrato di conoscere appieno le nuove tecnologie e di essere in grado di affiancare in modo appropriato i figli in un approccio corretto e responsabile ai media digitali. Vai al link per entrare nel Centro Sicurezza per la Famiglia.
domenica 9 gennaio 2011
giovedì 16 dicembre 2010
Un sogno per domani (Pay it forward): alcune riflessioni...
Il metodo-Trevor (il protagonista) prevede che non si possa restituire il favore, ma che questo vada passato. C’è qualcosa di diverso in questa scelta: la gratuità. Io faccio un “favore” per bontà e non per sdebitarmi. Fare qualcosa per gli altri e non per se stessi: è questa la logica di Trevor, perché se si avesse la possibilità di avere qualcosa in cambio si sceglierebbero le persone da aiutare anche e soprattutto in base alle proprie esigenze e nessuno aiuterebbe chi davvero ne ha bisogno. La gratuità, inoltre, non consiste solo nel farlo senza “nulla a pretendere”, ma anche nello stile: io non lo faccio per sentirmi superiore agli altri, per vedermi riconosciuto uno status di bontà dagli altri o per prendermi i meriti (il ragazzo nero che in prigione dice al giornalista di essere l’ideatore del metodo). Quando aiuto gli altri lo faccio davvero gratuitamente? Mi aspetto qualcosa in cambio? Lodi, apprezzamento, maggiore considerazione? Mi sento superiore rispetto alla persone che ho aiutato? Ma la totale gratuità comporta, per assurdo, un curioso effetto collaterale: “sorridi ed il mondo ti sorriderà” oggi si può tradurre in “aiuta qualcuno e penseranno che gatta ci cova”. La sfiducia nel prossimo, infatti, è tale che non siamo in grado di riconoscere la bontà e il disinteresse di alcuni gesti: il giornalista che non si fida del regalo dell’avvocato e pensa possa esplodere, il professore quando Trevor gli chiede come sia rimasto ustionato (dimostrando interesse verso di lui) pensa subito che l’abbiano mandato i suoi amici per “gusto-per-la-chiacchiera”. Come siamo arrivati a questo punto? Ci è mai capitato di diffidare di chi ci voleva aiutare? Riusciamo a vedere un amico, un compagno di strada in chi ci è accanto o no? Restiamo sconvolti anche noi dall’amore e dalla bontà come il giornalista? Perché un tale messaggio di fiducia e speranza, di amore e di possibilità è così spiazzante? Forse perché se ci riesce un ragazzino di undici anni noi non abbiamo scuse? Perché ci sbatte in faccia la realtà del nostro io e della nostra natura? Perché ci fa capire che basta poco e che noi quel poco non lo facciamo?
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mercoledì 10 novembre 2010
Vai e vivrai (titolo originale Va, vis et deviens): metafora dell'adolescenza
Durante la carestia che nel 1985 flagella l'Etiopia, Israele e Stati Uniti organizzano l'operazione Mosé con l'obiettivo di far espatriare gli ebrei etiopi detti Falascià e condurli nella Terra Promessa. Il piccolo etiope Schlomo viene spinto dalla madre a fingersi ebreo per uscire dal Paese e salvarsi la vita. In Israele viene preso per orfano e adottato da Yoram e Yael, coppia israeliana con due figli. Ma Schlomo fatica ad integrarsi nella cultura locale e mantiene sempre vivo il desiderio di rivedere la madre. Cresciuto, conosce la coetanea ebrea Sarah che si innamora di lui, ma insieme sperimenta anche momenti di razzismo a scuola e nella società. Trova conforto solo nel maestro Qes Amhra che lo aiuta ad entrare in corrispondenza postale con la madre e al quale confida la verità sulla propria storia. Quindi parte per Parigi per studiare medicina. Diventato medico, si arruola, sperimenta gli orrori della guerra nei territori occupati, viene ferito gravemente. Assistito dalla famiglia adottiva e da Sarah, si decide finalmente a sposarla. Ma quando le rivela di non essere ebreo, la ragazza lo lascia. Solo grazie all'intervento di Yael, Sarah si convince a cambiare idea e a tornare da lui. Ora il ragazzo diventato uomo può tornare in Etiopia per riabbracciare la madre.
lunedì 8 novembre 2010
Sogni e...progetto di vita
"I sogni veri si costruiscono con gli ostacoli. Altrimenti non si trasformano in progetti, ma restano sogni. La differenza fra un sogno e un progetto è proprio questa...I sogni non sono già, si rivelano a poco a poco, magari in modo diverso da come li avevamo sognati...". (da Bianca come il latte rossa come il sangue, di Alessandro D'Avenia)
domenica 3 ottobre 2010
All'inizio dell'anno scolastico...
E' ripreso da alcune settimane l'anno scolastico e, tra le novità, accanto alle tradizionali lavagne in ardesia, ora si possono trovare nelle nostre aule, alcune LIM (Lavagne Interattive Multimediali). Sicuramente sono opportunità tecnologiche da non sottovalutare, sia per i docenti che per i nostri studenti. Tuttavia sono convinto che, nell'azione educativa, sia di primaria importanza (più ancora della tecnologia) lo stile educativo che si attua con le classi. La missio tipica del docente è quella di mettere nelle condizioni lo studente di conoscere, potenziare e realizzare al meglio le proprie potenzialità, le proprie risorse, quali esse siano. Le innovazioni tecnologiche in didattica sono importanti, ma non sostituiranno mai un buon clima relazionale ed educativo. Allora: buon anno scolastico a tutti!
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domenica 23 maggio 2010
I 10 comandamenti del web per adolescenti

Pubblico l'indirizzo di un video prodotto da un mio collega, Luca Paolini, che presenta il Decalogo sull'uso del web da parte degli adolescenti. Tali regole Luca le ha elaborate ispirandosi ad alcune chiaccherate fatte con i suoi alunni durante l'ora di religione. Spesso i ragazzi sono soli davanti al computer e non hanno la possibilità di confrontarsi con gli adulti per sapere come comportarsi in certe situazioni. Quindi, credo siano importanti questi 10 comandamenti. Vai al link
martedì 13 aprile 2010
Una scuola per genitori di figli adolescenti
Il 16 aprile 2010 con la discussione sul tema “L'uomo da educare, un essere a più dimensioni” avrà inizio “la scuola per genitori” organizzata dal Centro Consultorio “La Bussola” e patrocinata dal comune di Cerea - assessorato alla Famiglia: gli incontri, sei in tutto, si svolgeranno nella sede del Consultorio familiare “La Bussola” in piazza F.lli Sommariva 1, alle ore 20.45, ogni quindici giorni, il venerdì.
Gli appuntamenti proseguiranno il 30 aprile con “Essere genitori: dono e compito, l'amore si fa parola e la parola si fa amore…”, il 15 maggio con “Il comportamento: punto di partenza per la conoscenza del figlio”, il 28 maggio con “Il genitore che si sostituisce o il genitore che responsabilizza?”, l'11 giugno con “Aiutare il figlio a sintonizzarsi su se stesso” ed il 25 giugno con il dibattito sul tema “Incoraggiare per costruire la fiducia e il senso del proprio valore”. Per partecipare è richiesta una quota d'iscrizione di 10 euro.
Gli appuntamenti proseguiranno il 30 aprile con “Essere genitori: dono e compito, l'amore si fa parola e la parola si fa amore…”, il 15 maggio con “Il comportamento: punto di partenza per la conoscenza del figlio”, il 28 maggio con “Il genitore che si sostituisce o il genitore che responsabilizza?”, l'11 giugno con “Aiutare il figlio a sintonizzarsi su se stesso” ed il 25 giugno con il dibattito sul tema “Incoraggiare per costruire la fiducia e il senso del proprio valore”. Per partecipare è richiesta una quota d'iscrizione di 10 euro.
sabato 27 marzo 2010
Le prepotenze: problema educativo

Pubblico un interessante articolo, preso da Popotus, inserto del quotidiano Avvenire (esce il giovedì e il sabato)
Attorno al bullismo c’è molta confusione: si interpreta il fenomeno erroneamente e poi si fatica a individuare le strategie efficaci per contrastarlo. Chiariamo allora tre aspetti importanti.
Primo. Il bullismo non è la comune prepotenza. Il termine inglese bullying individua precisamente un gruppo di azioni violente compiute intenzionalmente, continuamente e per lungo tempo ai danni di qualcuno indifeso e più debole. Il bullismo quindi è un comportamento grave e non va confuso con le prepotenze comuni che fanno indubbiamente parte della vita dei ragazzi: i due fenomeni vanno riconosciuti, distinti e affrontati in modo specifico senza mescolarli in un unico calderone che genera ansia e paure. Soprattutto bisogna aver ben presente che si tratta di problemi educativi non di ordine pubblico: multe, vigili a scuola e telecamere spaventano ma non educano. Possono sembrare una soluzione al problema ma in realtà rischiano di aggravarlo. Secondo. Un problema educativo va affrontato come tale. Occorre educare i ragazzi alla vita sociale. Come? Sono decisamente contrario al sistema dei lavori socialmente utili perché confonde impegno sociale e punizione: fare volontariato, fare del bene, impegnarsi per gli altri sono scelte personali importanti, non comportamenti da presentare come punizioni. La sanzione poi è spesso individuale ma il bullismo è un problema di gruppo: dietro a un bullo c’è sempre un gruppo che in qualche modo gli «permette» di fare quello che fa. Terzo. L’educazione alla socialità passa piuttosto attraverso l’educazione al litigio: è fondamentale insegnare ai ragazzi a stare insieme anche quando è difficile; a gestire i problemi e le prepotenze senza utilizzare la violenza; a reagire ai comportamenti prepotenti trasformando la relazione e il gruppo in occasioni di apprendimento e creatività, piuttosto che in ambiti di paura e conformismo. La strategia efficace? Il problema educativo richiede una sanzione educativa: corsi di recupero in orario post scolastico che insegnino, al bullo, al gruppo e anche alla vittima, a stare con gli altri imparando ad affrontare e gestire le difficoltà proprie ed altrui.
di Daniele Novara, pedagogista
Attorno al bullismo c’è molta confusione: si interpreta il fenomeno erroneamente e poi si fatica a individuare le strategie efficaci per contrastarlo. Chiariamo allora tre aspetti importanti.
Primo. Il bullismo non è la comune prepotenza. Il termine inglese bullying individua precisamente un gruppo di azioni violente compiute intenzionalmente, continuamente e per lungo tempo ai danni di qualcuno indifeso e più debole. Il bullismo quindi è un comportamento grave e non va confuso con le prepotenze comuni che fanno indubbiamente parte della vita dei ragazzi: i due fenomeni vanno riconosciuti, distinti e affrontati in modo specifico senza mescolarli in un unico calderone che genera ansia e paure. Soprattutto bisogna aver ben presente che si tratta di problemi educativi non di ordine pubblico: multe, vigili a scuola e telecamere spaventano ma non educano. Possono sembrare una soluzione al problema ma in realtà rischiano di aggravarlo. Secondo. Un problema educativo va affrontato come tale. Occorre educare i ragazzi alla vita sociale. Come? Sono decisamente contrario al sistema dei lavori socialmente utili perché confonde impegno sociale e punizione: fare volontariato, fare del bene, impegnarsi per gli altri sono scelte personali importanti, non comportamenti da presentare come punizioni. La sanzione poi è spesso individuale ma il bullismo è un problema di gruppo: dietro a un bullo c’è sempre un gruppo che in qualche modo gli «permette» di fare quello che fa. Terzo. L’educazione alla socialità passa piuttosto attraverso l’educazione al litigio: è fondamentale insegnare ai ragazzi a stare insieme anche quando è difficile; a gestire i problemi e le prepotenze senza utilizzare la violenza; a reagire ai comportamenti prepotenti trasformando la relazione e il gruppo in occasioni di apprendimento e creatività, piuttosto che in ambiti di paura e conformismo. La strategia efficace? Il problema educativo richiede una sanzione educativa: corsi di recupero in orario post scolastico che insegnino, al bullo, al gruppo e anche alla vittima, a stare con gli altri imparando ad affrontare e gestire le difficoltà proprie ed altrui.
di Daniele Novara, pedagogista
venerdì 19 febbraio 2010
L'amore...seguitelo...
"Quando l'amore vi chiama, seguitelo, anche se ha vie lunghe e tortuose".
(Kahlil Gibran)
(Kahlil Gibran)
Leggi anche la riflessione Imparare ad amare, pubblicato in Proposta Educativa 07/2009, rivista Scout: vai al link
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