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domenica 14 settembre 2014

Scuola il rischio noia se si perde la meraviglia



L’alternativa a una scuola noiosa non è una scuola divertente. Non esiste una scuola spensierata e senza fatica (e il digitale non la renderà tale), ma questo non vuol dire che debba essere noiosa (e il digitale ci darà una mano). La vera alternativa è una scuola interessante. Interesse (essere dentro) vuol dire coinvolgimento con tutto l’essere (corpo, cuore, testa, spirito) da ciò che viene presentato o rappresentato (dal corpo, cuore, testa, spirito dell’insegnante). L’interesse è perfettamente compatibile con l’impegno e la fatica, cosa che la noia non potrà mai ottenere, e neanche il divertimento che si esaurisce nella consumazione dell’esperienza.
Ma che cosa ha il potere di attraversare l’essere da dentro in tutti i suoi strati? Quale presenza riesce a muovere la persona nella sua completezza chiedendole di andare oltre?

Ancora una volta chiedo la soluzione alla lettera ricevuta da una giovane lettrice:
«Ho 15 anni, ho fatto il primo anno al classico e più l’inizio della scuola si avvicina più vado in crisi. Non mi fraintenda: io ho una sete di apprendere smisurata, la mia curiosità più viene alimentata e più cresce. Io ho veramente voglia di studiare. Ma se da una parte i miei occhi ardono di scoperta, dall’altra i miei professori, con occhi di ghiaccio assolutamente inespressivi, parlano con disinteresse alla materia, senza amore verso ciò che fanno. Come facciamo a mantenere vivo l’interesse e a realizzare noi stessi in una scuola che insegna senza amore? In una scuola che pensa solo a classificarci tutti tramite voti, voti e ancora voti? Ho avuto la fortuna di assistere a una lezione di un poeta, mentre parlava di Leopardi e parafrasava alcuni suoi versi, non si poteva che rimanere lì, incantati dal suo sapere, meravigliati da come la faceva diventare parole per noi, stupiti da come "un’altra poesia da studiare" si trasformasse in "questa poesia parla di me, la voglio approfondire!" Questo è ciò che io chiamo imparare».
Occhi ardenti (movimento) contro occhi di ghiaccio (immobilità). Interesse (esserci in pienezza) contro disinteresse (esserci se non in parte). Che cosa ha di diverso quell’uomo che parla di Leopardi: incanta, meraviglia, porge la poesia come un pane buono, spinge l’eros di sapere ad andare oltre, a lanciarsi nell’alto (altum in latino è l’aperto e il profondo al tempo stesso) dell’Ulisse dantesco, per dissetare la sete dei sensi in veglia.

L’alternativa ad una scuola noiosa è una scuola "meravigliosa", cioè capace di destare l’interesse attraverso la meraviglia. Già Aristotele descriveva così questo sentimento capace di unificare sensi, cuore e mente: «Gli uomini hanno cominciato a filosofare a causa della meraviglia: mentre da principio restavano meravigliati di fronte alle difficoltà più semplici, in seguito, progredendo a poco a poco, giunsero a porsi problemi sempre maggiori: per esempio i problemi riguardanti i fenomeni della luna e quelli del sole e degli astri, o i problemi riguardanti la generazione dell’intero universo. Ora, chi prova un senso di dubbio e di meraviglia riconosce di non sapere». Sorprende la somiglianza tra la descrizione di Aristotele e le parole della quindicenne: questa cosa mi interessa, cioè riguarda tutto il mio essere da dentro, non posso perdermela, devo andare oltre.

Ma dobbiamo capire meglio cosa sia questa meraviglia, per poterla recuperare e suscitare. La definisco un sentimento misto: sorpresa unita a pace. Qualcosa di nuovo si impone alla nostra attenzione e spiazza la nostra intelligenza, ma non basta. Siamo chiamati a fermarci, sostare, osservare, andare alle fonti di quello stupore che ci ha afferrato, per attingerne la causa. Veniamo trasformati da passanti distratti in spettatori curiosi e attenti, per questo prima parlavo di (rap-)presentazione del sapere (il professore agisce il sapere).
La generica sete di sapere che caratterizza ogni essere umano attraverso la meraviglia diventa interesse specifico: dal bambino affascinato dal gioco nuovo che cerca di aprire per capire come faccia a muoversi, al ricercatore che osserva al microscopio un grumo di cellule.

La realtà è una promessa di sapere che aggancia attraverso la meraviglia, capace di generare una ricerca (un girare attorno all’oggetto: ri-circa) di tipo sapienziale o scientifico, come dice Aristotele.

Il compito di ogni insegnante è proprio quello di presentare nelle sue parole, nei suoi gesti, nei suoi occhi, la meraviglia verso l’oggetto in esame. Non esistono aspetti della realtà poco interessanti, esistono casomai persone poco interessate.

Quest’estate ho ascoltato da un amico appassionato di pesca il racconto di una notte passata a prendere i pesci-lama. Alla fine del racconto volevo sapere come erano fatti questi pesci, volevo capire il tipo di esca e di amo che aveva usato, volevo andare a pesca, che non è stata mai al centro dei miei interessi, ma la meraviglia del suo racconto mi aveva cambiato in pochi minuti.

L’insegnante è un narratore-attore della meraviglia verso ciò che insegna, provoca eros manifestando il suo eros. L’attenzione dell’allievo agganciata si porta verso la cosa e non verso l’insegnante, altrimenti non si tratterebbe di meraviglia ma di seduzione. Il sapere somiglierà ad un regalo impacchettato: un pacchetto ben fatto segnala qualcosa che è per me e solo per me, una sorpresa. Nessuno però si accontenta del pacchetto: va oltre, apre, riceve, ringrazia.

Questo non vuol dire che avrò una classe di occhi ardenti e assetati, ma semplicemente che darò a coloro che saranno pronti la possibilità di accendersi. Solo al fuoco della meraviglia cuore e mente vengono unificati e lanciati oltre. Solo chi coltiva questo fuoco in sé riesce a insegnare, altrimenti con il tempo si riduce ad assegnare.

da Avvenire, editoriale di Alessandro D'Avenia
11 settembre 2014

mercoledì 4 dicembre 2013

La condivisione è di strada

A Bologna è nata la prima social Street d'Italia: gli abitanti di via Fondazza, diventati amici su Facebook, si aiutano nella realtà, scambiandosi oggetti e favori. Un esempio seguito già in altre 22 zone cittadine. Per saperne di più vai al link: www.socialstreet.it

mercoledì 23 gennaio 2013

Non sono un fuoriclasse se sto fuori dalla classe...



Anche quest'anno l’Ufficio Diocesano delle Comunicazioni sociali di Padova, lancia un video promozionale dell’Ora di Religione, in vista delle iscrizioni per l’anno scolastico 2013/2014. Questa volta il video è un motivo Rap dal titolo “Non sono un fuoriclasse se sto fuori dalla classe…”. L’invito è chiaro: scegliere l’ora di Religione per discutere, dialogare e anche criticare se è necessario. Un invito a non credere che il disimpegno, l’ora libera, sia meglio di un’ora per crescere e confrontarsi sui temi più importanti della vita.

mercoledì 21 marzo 2012

A proposito di integrazione a scuola...



...Continua...

venerdì 17 febbraio 2012

Messaggi...


domenica 20 novembre 2011

Campagna Unicef 'Io come Tu'. Giornata Mondiale per i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza

Pubblico una serie di video linkandoli dal canale youtube di Unicef Italia. Sono tutti dedicati alla Giornata odierna dedicata ai diritti dell'infanzia e dell'adolescenza.
1) I ragazzini sono tutti uguali. Perché i loro diritti no?
2) Io come Tu - Mai nemici per la pelle
3) Un minuto di diritti

martedì 8 marzo 2011

Donna (di Madre Teresa di Calcutta)


Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni….
Però ciò che è importante non cambia;
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è la colla di qualsiasi tela di ragno.
Dietro ogni linea di arrivo c`e` una linea di partenza.
Dietro ogni successo c`e` un'altra delusione.
Fino a quando sei viva, sentiti viva.
Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite…
insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.
Non lasciare che si arrugginisca il ferro che c`e` in te.
Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto.
Quando a causa degli anni non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Però non trattenerti mai!!!

venerdì 21 gennaio 2011

Ho scelto!

giovedì 16 dicembre 2010

Un sogno per domani (Pay it forward): alcune riflessioni...


Il metodo-Trevor (il protagonista) prevede che non si possa restituire il favore, ma che questo vada passato. C’è qualcosa di diverso in questa scelta: la gratuità. Io faccio un “favore” per bontà e non per sdebitarmi. Fare qualcosa per gli altri e non per se stessi: è questa la logica di Trevor, perché se si avesse la possibilità di avere qualcosa in cambio si sceglierebbero le persone da aiutare anche e soprattutto in base alle proprie esigenze e nessuno aiuterebbe chi davvero ne ha bisogno. La gratuità, inoltre, non consiste solo nel farlo senza “nulla a pretendere”, ma anche nello stile: io non lo faccio per sentirmi superiore agli altri, per vedermi riconosciuto uno status di bontà dagli altri o per prendermi i meriti (il ragazzo nero che in prigione dice al giornalista di essere l’ideatore del metodo). Quando aiuto gli altri lo faccio davvero gratuitamente? Mi aspetto qualcosa in cambio? Lodi, apprezzamento, maggiore considerazione? Mi sento superiore rispetto alla persone che ho aiutato? Ma la totale gratuità comporta, per assurdo, un curioso effetto collaterale: “sorridi ed il mondo ti sorriderà” oggi si può tradurre in “aiuta qualcuno e penseranno che gatta ci cova”. La sfiducia nel prossimo, infatti, è tale che non siamo in grado di riconoscere la bontà e il disinteresse di alcuni gesti: il giornalista che non si fida del regalo dell’avvocato e pensa possa esplodere, il professore quando Trevor gli chiede come sia rimasto ustionato (dimostrando interesse verso di lui) pensa subito che l’abbiano mandato i suoi amici per “gusto-per-la-chiacchiera”. Come siamo arrivati a questo punto? Ci è mai capitato di diffidare di chi ci voleva aiutare? Riusciamo a vedere un amico, un compagno di strada in chi ci è accanto o no? Restiamo sconvolti anche noi dall’amore e dalla bontà come il giornalista? Perché un tale messaggio di fiducia e speranza, di amore e di possibilità è così spiazzante? Forse perché se ci riesce un ragazzino di undici anni noi non abbiamo scuse? Perché ci sbatte in faccia la realtà del nostro io e della nostra natura? Perché ci fa capire che basta poco e che noi quel poco non lo facciamo?

domenica 31 ottobre 2010

Dolcetti, scherzetti & affaroni...


E' autunno, tornano a crescere le zucche... Quelle di Halloween, naturalmente: la festa – d’importazione americana – che ormai ogni anno, la sera del 31 ottobre, traveste i bambini da mostri per passare di porta in porta domandando «Dolcetto o scherzetto?». Un’occasione simpatica per alcuni, secondo altri l’ennesima moda consumista – se non addirittura un tentativo per far dimenticare la ricorrenza cristiana dei santi e dei morti con una celebrazione pagana. Di certo l’occasione commerciale è ghiotta: pare che oggi indosseranno la maschera ben 8 milioni di bambini e adolescenti italiani, oltre a 2 milioni di adulti, spendendo qualcosa come 420 milioni di euro (150 per i party, 110 di travestimenti, altri 110 per i gadget e addirittura 50 milioni tra zucche, coriandoli neri, festoni, lumini, palloncini, eccetera eccetera). Cifre forse un po’ esagerate, ma che fanno pensare: non è che qualcuno sta approfittando dell’effetto imitazione che contagia spesso i giovani, per combinare qualche colossale affare sul... nulla? Se è vero che ogni bambino italiano spenderà in media 25 euro per Halloween, il dubbio si fa forte: ormai le festività di inizio novembre sembrano il «gancio» al quale appendere le spese dei giovanissimi per mantenerle sostenute tra l’estate e il Natale. E meno male che c’è la crisi economica...Morale? Va bene festeggiare con gli amici, ogni tanto, ma cerchiamo di non abboccare troppo facilmente alle trappole di chi ci vuol far sprecare denaro. E teniamoci qualche euro per le candele e i fiori dei morti; quelli veri.
(fonte: Popotus)

martedì 5 ottobre 2010

Oggi, 5 ottobre, Giornata Mondiale degli insegnanti



Vedi al sito ufficiale dell'UNESCO (in inglese) i termini dell'iniziativa: http://www.unesco.org/en/teacher-educ:ation/advocacy/world-teachers-day/
Leggi anche l'interessante articolo "Lo sguardo di un prof può regalare la felicità", che trovi a pag.2 del quotidiano Avvenire, a firma Alessandro D'Avenia: vai al link

domenica 3 ottobre 2010

All'inizio dell'anno scolastico...



E' ripreso da alcune settimane l'anno scolastico e, tra le novità, accanto alle tradizionali lavagne in ardesia, ora si possono trovare nelle nostre aule, alcune LIM (Lavagne Interattive Multimediali). Sicuramente sono opportunità tecnologiche da non sottovalutare, sia per i docenti che per i nostri studenti. Tuttavia sono convinto che, nell'azione educativa, sia di primaria importanza (più ancora della tecnologia) lo stile educativo che si attua con le classi. La missio tipica del docente è quella di mettere nelle condizioni lo studente di conoscere, potenziare e realizzare al meglio le proprie potenzialità, le proprie risorse, quali esse siano. Le innovazioni tecnologiche in didattica sono importanti, ma non sostituiranno mai un buon clima relazionale ed educativo. Allora: buon anno scolastico a tutti!