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venerdì 19 febbraio 2010

L'amore...seguitelo...

"Quando l'amore vi chiama, seguitelo, anche se ha vie lunghe e tortuose".
(Kahlil Gibran)

Leggi anche la riflessione Imparare ad amare, pubblicato in Proposta Educativa 07/2009, rivista Scout: vai al link

domenica 31 gennaio 2010

L'amicizia (Kahlil Gibran)


E un adolescente disse: Parlaci dell'Amicizia.

E lui rispose dicendo:
Il vostro amico è il vostro bisogno saziato.
E' il campo che seminate con amore e mietete con riconoscenza.
E' la vostra mensa e il vostro focolare.
Poiché, affamati, vi rifugiate in lui e lo ricercate per la vostra pace.

Quando l'amico vi confida il suo pensiero, non negategli la vostra approvazione, né abbiate paura di contraddirlo.
E quando tace, il vostro cuore non smetta di ascoltare il suo cuore:
Nell'amicizia ogni pensiero, ogni desiderio, ogni attesa nasce in silenzio e viene condiviso con inesprimibile gioia.

Quando vi separate dall'amico non rattristatevi:
La sua assenza può chiarirvi ciò che in lui più amate, come allo scalatore la montagna è più chiara della pianura.
E non vi sia nell'amicizia altro scopo che l'approfondimento dello spirito.
Poiché l'amore che non cerca in tutti i modi lo schiudersi del proprio mistero non è amore, ma una rete lanciata in avanti e che afferra solo ciò che è vano.

E il meglio di voi sia per l'amico vostro.
Se lui dovrà conoscere il riflusso della vostra marea, fate che ne conosca anche la piena.
Quale amico è il vostro, per cercarlo nelle ore di morte ?
Cercatelo sempre nelle ore di vita.
Poiché lui può colmare ogni vostro bisogno, ma non il vostro vuoto.
E condividete i piaceri sorridendo nella dolcezza dell'amicizia.
Poiché nella rugiada delle piccole cose il cuore ritrova il suo mattino e si ristora.

mercoledì 18 novembre 2009

La vecchia anfora


Khalil Gibran (جبران خليل جبران o Jibrān Khalīl Jibrān) (Bsharri, 6 gennaio 1883 – New York, 10 aprile 1931) è stato un poeta, pittore e filosofo libanese. Mi piace sottoporvi questo suo pezzo:
"Viveva un tempo un ricco che andava fiero, e con ragione, della sua cantina. E aveva un'anfora di vecchissima annata tenuta in serbo per un'occasione speciale, nota a lui solo. Gli fece visita il governatore e lui riflettè e si disse:'Non aprirò l'anfora per un semplice governatore'. E gli fece visita il vescovo della diocesi, ma lui disse:'Non aprirò l'anfora. Il vescovo non saprebbe stimarne il valore, né le sue narici ne apprezzerebbero l'aroma'. Venne il principe e cenò con lui. Ma l'uomo pensò:'E' un vino troppo regale per un principotto qualsiasi'. E persino il giorno in cui si sposò suo nipote, l'uomo disse tra sé:'No, non a questi ospiti sarà offerto quel vino'.
E passarono gli anni e l'uomo, ormai vecchio, morì. E nel giorno della sepoltura il vino d'annata fu preso e portato in tavola insieme ad altri vini e fu distribuito tra i contadini dei dintorni. E quanto fosse vecchio il vino nessuno lo sapeva. Per quella gente, tutto ciò che veniva versato in un bicchiere era semplicemente, vino".
A volte pensiamo che dentro di noi ci sia solo un bicchiere di vino qualsiasi; se avessimo la convinzione invece che dentro di noi c'è qualcosa di infinitamente più prezioso da permetterci di aprire la nostra anfora, potremmo trasformare questo mondo in qualcosa di più bello...