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sabato 4 aprile 2015

Golgota e Santo Sepolcro


venerdì 3 aprile 2015

Via dolorosa






Litostroto


Gallicantu


giovedì 2 aprile 2015

Getsemani


mercoledì 1 aprile 2015

Cenacolo

giovedì 16 gennaio 2014

La noce, simbolo dell'uomo e della divinità

Potrebbe fungere da portale per la settimana dell'unità, l'opera giovanile di Piero della Francesca, che raffigura il Battesimo di Gesù. Benché l'artista aretino, morto nel 1492, non abbia conosciuto la successiva divisione fra Chiesa cattolica e Chiesa protestante, sullo sfondo egli cita – nei personaggi in foggia orientale – il Concilio di Firenze che tentò un accordo fra cattolici e ortodossi proprio sulla Trinità. L'opera offre un'intensa meditazione sul mistero trinitario, di cui il battesimo di Gesù è la prima epifania, ma nei suoi particolari si presta a diverse interpretazioni.



Non può sfuggire l'albero in primo piano il cui tronco bianchissimo è in totale corrispondenza con il candore della carne di Cristo. Si tratta di un noce, citazione allusiva alla valle di Nocea, dove, secondo la leggenda, i due fondatori della città di San Sepolcro (ritratta sullo sfondo) ebbero l'impulso a fondare la prima chiesa della futura città. La noce compare anche in altre opere d'arte, soprattutto nelle nature morte e già sant'Agostino la indicava come simbolo di Cristo: il mallo sta per la carne di Gesù, il guscio allude alla croce e il gheriglio alla natura divina di Cristo. I tre angeli, riletti alla luce dell'episodio di Abramo alle querce di Mamre, sono le tre persone divine. L'angelo dietro l'albero raffigura Cristo che morì affisso sul legno (di noce) della croce. La noce, proprio nelle sue parti, è anche simbolo dell'essere umano: il mallo è la carne, il guscio le ossa e il candido gheriglio interno la sua anima. Cristo assumendo, dunque, la nostra carne umana e, purificandola mediante la passione, l'ha reintegrata nella bellezza originaria. Infatti, nel dipinto di Piero, il neofita ritratto sullo sfondo, che ha ricevuto (o si appresta a ricevere) il battesimo, ha lo stesso incarnato bianchissimo del Cristo e dell'albero di noce. Come tutti i simboli, la noce possiede un'ambivalenza di significato. La famosa noce di Benevento si ricollega alle stregonerie (sabba), praticate sotto il noce nella notte di San Giovanni. Per esorcizzare questi riti infausti invalse perciò l'uso di raccogliere le noci per realizzare il nocino - una sorta di panacea della salute - nel giorno di san Giovanni Battista, il 24 giugno. Il battesimo, dunque, ci restituisce a quella bellezza di cui si godeva all'ombra dell'albero della vita e della conoscenza del bene e del male, simboleggiati appunto nei due alberi di Piero della Francesca, sotto i quali dimorano gli angeli.

fonte: Avvenire, rubrica Dentro la bellezza

giovedì 9 gennaio 2014

Nelle ciliegie l'amore e la passione di Gesù

Forse si era all’inizio dell’estate quando la sacra famiglia fuggì in Egitto, perché il Barocci, artista urbinate del XVI secolo, nel suo «Riposo durante la fuga in Egitto», oggi ai Musei Vaticani, ritrae San Giuseppe mentre porge al Bambino un rametto con due ciliegie. Le ciliegie, però, appaiono in diverse opere d’arte e non certamente connesse alla frutta di stagione com’è nel caso, ad esempio, delle ultime cene, dove la ciliegia fa bella mostra di sé sulla mensa, davanti al Cristo e agli apostoli.

Tutto questo ci induce a comprendere che le ciliegie sono simbolo evocativo di altro.
Nell’opera di Federico Barocci a ben guardare, tra san Giuseppe, il Bambino e la Madonna si scatena un linguaggio di gesti che, se sfugge a noi spettatori spesso distratti, non sfugge all’asinello ritratto sullo sfondo della scena, tutto intento a guardare la sacra Famiglia. L’asino del resto, non è solo la probabile cavalcatura dei tre fuggiaschi, ma è un simbolo che ci rappresenta. Nei presepi è l’immagine dei pagani che, grazie a Cristo, sono liberati dalla soma del peccato.
Rosso, come la passione che Gesù dovrà affrontare (e di cui il viaggio in Egitto è solo un inizio) è il mantello di san Giuseppe, rosso come il frutto che porge al Figlio. Gesù sorride e se con il braccio coperto dalla camicia, prende il frutto dal padre, con l’altro, nudo, porge le ciliegie alla madre. Il Bambino è colto nell’atto di liberarsi da quel lino che lo avvolge, rimando al telo sindonico che lo avvolgerà un giorno dopo la passione e che sarà testimone della sua risurrezione.
Le ciliegie, per la loro forma simile al cuore e per il loro colore, sono simbolo dell’amore del Cristo e del suo sangue versato sulla croce, che il seme del frutto simbolicamente rappresenta.
La ciliegia, succosa e dolce, è anche riferimento al frutto dell’albero dell’Eden che aveva ucciso Adamo ma che ora, grazie all’Incarnazione del Cristo, si trasforma in frutto di vita per gli uomini.
La Madre, che veste di rosso e blu, colori delle due nature - umana e divina - del Verbo, volgendosi idealmente verso di noi, appoggia una ciotola d’acqua limpida al suolo. Il gesto allude ai testi apocrifi che narrano di sorgenti miracolose scaturite per dar da bere alla sacra famiglia nel viaggio verso l’Egitto (o di ritorno da esso), ma rimanda anche, proprio nella ciotola d’acqua, al Battesimo che, quale frutto della passione di Cristo (le ciliegie appunto), ci salva dal peccato e dalla morte.
 
(fonte: rubrica Dentro la bellezza, a cura di Maria Gloria Riva, quotidiano Avvenire, 9/01/2014)

giovedì 14 novembre 2013

La parabola del padre misericordioso: Lc. 15,11-32

La parabola del buon samaritano: Lc. 10,29-37

La parabola dei due debitori: Mt. 18,23-35

Le parabole del seme: Mc. 4,1-9 (par.) e Mt. 13,24-30

mercoledì 9 ottobre 2013

La formazione dei vangeli


Nelle classi seconde, sto presentando le tappe di formazione dei Vangeli. Ecco una piccola presentazione, realizzata con PPT2 Flash Professional.

Gesù caro fratello

 
Su Gesù molto si è scritto e detto, ma non mancano anche le canzoni. Claudio Baglioni, in uno dei suoi testi, Gesù caro fratello, dall'album Solo del 1977, presenta la figura di Gesù nel mondo contemporaneo. Il suo appare come un Gesù usato da tutti, ma comunque molto importante per la vita delle persone. Vai al link per ascoltare la canzone.
Altro cantautore italiano, che si è confrontato con i temi evangelici è Fabrizio De Andrè. Propongo in questo spazio l'ascolto del brano Infanzia di Maria, dall'album La Buona Novella, del 1970, nella versione dell'ultimo concerto tenuto dal cantante prima della sua morte (1998).

lunedì 7 ottobre 2013

Clip art degli evangelisti





Setacciando la rete, ho trovato queste clip art che rappresentano i 4 evangelisti in alcune loro caratteristiche: Matteo (esattore delle tasse/pubblicano), Marco (scrittore/segretario di Pietro), Luca (probabilmente di professione medico) e Giovanni (uno tra i primi quattro pescatori chiamati da Gesù). (Fonte: Catholic Faith Education)

domenica 27 gennaio 2013

Sindone: passio Christi, passio hominis

Un documentario che narra le vicende della Sindone attraverso secoli di storia. Separando leggenda da realtà storica ed accettando fatti provati da analisi scientifiche, il filmato di David Rolfe, uno dei massimi esperti della Sindone, non mancherà di interessare e inquietare anche i più scettici.















domenica 8 aprile 2012

Pasqua di Risurrezione: un augurio di Vita!


Vita!
…perchè altro non desidera il cuore umano.Voglio la vita, ma non una qualunque. Voglio quella vita che ha il sapore della Risurrezione, che conosce la caduta, che ha la consapevolezza della sconfitta, della paura, dell’incertezza, del peccato.Regalatemi una vita da Risorti, perchè solo chi è risorto nel cuore, può vivere e far vivere, perchè conosce la fecondità della speranza, sa che dalla morte si può risorgere, ha sperimentato che l’amore è tenace, ha toccato con mano che dalla polvere ci si può sollevare…
Guarda la versione cinematografica della Risurrezione dal film Gesù di Nazareth del regista Zeffirelli (1977).

sabato 7 aprile 2012

Sabato Santo: il silenzio della vita


Il Sabato che precede la resurrezione è segnato dal silenzio. Il grande silenzio della fede che trattiene il fiato, il silenzio della Chiesa-sposa che attende il suo Signore; il silenzio di chi resta paralizzato dalla morte; il silenzio della Parola che tace.
Quanto è lungo questo silenzio? Quanto durerà?
Nel tremendo silenzio di Dio tutta la creazione attende e geme… profondi sono i suoi lamenti, raggiungono gli abissi della terra e le altezze cosmiche dell’universo. Nel silenzio una voce grida: Vieni! E’ lo Spirito che grida. E’ la Chiesa che grida!

Vieni Signore dell’universo! Discendi, o Vita del mondo, nelle viscere della terra e spezza le catene, infrangi il chiavistello della morte e spalanca le porte del Regno della vita! – Questo significa entrare nel Sabato Santo… attesa feconda della Resurrezione.

Fonte: http://cantalavita.com/2012/04/04/benvenuti-il-triduo-sta-per-iniziare-triduo-pasquale-2012-on-line/



venerdì 6 aprile 2012

Venerdì Santo: dato per noi


La croce, la morte, il dono, l’amore… la radicale forza dell’amore: questo contemplano i nostri occhi! Qui, su questo Golgota non si può non comprendere ogni suo più piccolo gesto, ogni incontro, ogni parabola… qui davanti al nudo della croce, svetta Signore la totalità dell’amore. Non c’è più la potenza del miracolo, non la parola che riporta alla vita, non i venti, nè il mare placato… qui, nudo, resta il tuo sì nelle nostre mani. Qui, su questa collina, poco fuori Gerusalemme, si innalza non più solo un corpo ferito, qui, dove la morte ha fatto tacere la parola dell’uomo, parla il silenzio di Dio: silenzio che abbraccia la morte, silenzio che si fa presenza, silenzio che scende nelle più oscure profondità del peccato e ne scioglie ogni catena. Il centurione guarda sempre più consapevoli di aver ucciso un giusto. Scrutano i giudei quel legno maledetto dalla Legge sul quale pende colui che alcuni chiamavano Messia. Piangono le donne, raccogliendo il corpo di ogni figlio ucciso senza colpa. I discepoli… le folle… chi in lui aveva creduto pensa… “Dov’è quel Padre di cui ci hai parlato? Dove sei Dio se il tuo Santo ha assaporato il dolore innocente e la morte?”
Vive il Padre, nella sofferenza del Figlio. In lui la giustizia si è data a noi come fedeltà e non come vendetta e l’Amore ha svelato al mondo se stesso. Amore, perchè questo è il nome di Dio, quel nome proibito a ogni bocca, quel nome vietato alle generazioni, quel nome ha svelato se stesso nella fragile forza di un pezzo di pane, di un uomo consegnato, di un amico tradito, di un maestro abbandonato, di un Dio atteso e condannato.


Fonte: http://cantalavita.com/2012/04/04/benvenuti-il-triduo-sta-per-iniziare-triduo-pasquale-2012-on-line/


giovedì 5 aprile 2012

Giovedì Santo: amati fino alla fine

Ho trovato questa bella riflessione, di suor Mariangela fsp, sul blog Cantalavita (http://cantalavita.com/2012/04/04/benvenuti-il-triduo-sta-per-iniziare-triduo-pasquale-2012-on-line/) e la voglio condividere con i miei lettori.

Poesia o prosa? Il giovedì santo: la lavanda dei piedi, il togliersi le vesti liturgiche per indossare un grembiule, in dodici radunati attorno ai nostri altari, lo spezzare come sempre, ma più di sempre il pane… tutto sembra riportare in vita quella breve sottolineatura dell’evangelista Giovanni: “Avendo amato i suoi, li amò fino alla fine”. E i biblisti ci dicono che in quel “fino alla fine” c’è l’estremo, c’è la morte, c’è la totalità del dono, c’è il compiersi di tutto quello che fino ad allora era stato detto attraverso i segni, i miracoli, le parole… tutto in quel “fino alla fine” sta per diventare imprescindibile realtà. Lui – Maestro nell’amare. Ciò che accade durante quella che la storia ci ha consegnato come l’ultima cena di Gesù con i suoi è perfettamente conosciuto da tutti noi. Fin da bambini ci viene raccontato, come una di quelle storie straordinarie che non possono essere ignorate. Tutti ci siamo entrati in quel cenacolo, fosse anche attraverso un dipinto, un affresco, una tela… perchè in fondo stare attorno a quel grande tavolo è bello, ci fa sentire in famiglia.
E’ così, che quasi sicuramente si saranno sentiti i discepoli di Gesù e le donne che lo seguivano. Quella cena era una cena importante per tutto Israele: era la cena della Pasqua, la cena in cui ogni figlio di Dio credente stava ritornando con il proprio cuore alla notte dell’uscita dall’Egitto, notte di liberazione, notte in cui Dio aveva cancellato ogni schiavitù, notte di salvezza. Ma quella notte fu notte nuova per tutta la storia. Notte nel cuore dei discepoli che davanti alle parole e gesti di Gesù non comprendono. Notte nel cuore di Giuda che consegna l’amico. Notte per un popolo che non riconosce il suo messia. Notte del sacerdote di Dio che non riconosce Dio. Notte nel cuore del Figlio che continua a fidarsi del Padre. E’ notte e nella notte sorge il nuovo comandamento: “Amatevi! Con la stessa intensità, la stessa forza, la stessa radicalità che avete visto in me. Amatevi, perchè vedendo, il mondo creda”. E’ notte, ma per quanto oscura, non può trattenere la nuova vita, custodita in quel seme che sta per morire nella terra. E’ notte, ma nel buio chi crede stringe le mani di colui che lo guida. E’ notte, e proprio perchè notte, più forte risuona la sua voce e penetra il cuore della storia, di ogni uomo e di ogni tempo: “Amatevi, come io ho amato voi, abbracciando la vostra fragilità, servendovi come amici amati, lasciandomi spezzare come si spezza un pezzo di pane per essere mangiato”. La notte, il dubbio, la paura, la violenza, la morte non impediscono all’amore di amare.


Continua a riflettere guardando la versione cinematografica dell'Ultima Cena dal film Gesù di Nazareth del regista Zeffirelli (1977): a) prima parte; b) seconda parte