venerdì 1 maggio 2015

San Giuseppe tra la Scrittura e la vera vigna

Ha il cappello da lavoratore san Giuseppe in questa Sacra Famiglia a firma di Joos van Cleve, pittore olandese attivo ad Aversa nei primi decenni del 1500. Ha il cappello di paglia da lavoratore e legge attentamente un libro inforcando un paio di occhiali. L’attitudine è del dotto conoscitore delle Scritture che lasciandosi alle spalle lavoro e fattoria, contempla Maria mentre allatta Gesù.

rivaz1.jpg

Non vediamo ciò che legge Giuseppe ma certo egli viene istruito dalle Scritture circa il Mistero o della sua Vergine Sposa e del Figlio Gesù. Attorno al Cristo e alla Vergine Madre si dispiegano simboli che rivelano la natura e il destino di quel Bambino. Sul davanzale dov’egli poggia i piedi v’è un vaso di vino. Né una bottiglia né un calice, bensì un vaso: quello che compare spesso in mano agli angeli o alla Maddalena sotto la croce, destinato a raccogliere il sangue di Cristo. Capiamo che quel Bimbo è la vera vite che dispenserà il vero sangue dell’uva, cioè il suo sangue, bevanda di salvezza eterna. Sarà il suo sacrificio a riaprire il Paradiso la cui chiusura era stata provocata dal peccato. Dall’altro lato del davanzale vediamo, infatti, un’arancia tagliata con uno spicchio proprio davanti a Cristo. L’arancia, tonda e dorata, è il frutto proibito mangiato dai progenitori che ha provocato nel mondo morte e dolore. Quel coltello che un tempo ha ferito l’albero della vita ora ferirà Cristo, il nuovo Adamo, dal quale però sgorgherà una fonte di salvezza. Gesù non pare consapevole del destino di croce che lo attende, ci guarda gioioso, aggrappandosi al seno purissimo della Vergine Madre. Il gesto, comune ai piccoli poppanti, nasconde un grande insegnamento. Il Messia si ciberà di latte e miele fino a che non apprenderà la durezza della vita. Ora, egli, Immacolato, riceve latte da una Donna Immacolata: Maria che per la sua innocenza, contribuisce al successo della Redenzione. Ella è presaga del dolore del Figlio, infatti abbassa gli occhi ammirando quasi distrattamente un piccolo fiore di aquilegia. Piantine di aquilegia sono dipinte anche sul telo che sta dietro il trono della Madre. L’aquilegia, con la gamma dei colori che vanno dal rosso cupo al violaceo e pendendo dai rami come gocce di dolore, evoca la passione e il sangue che versò Cristo sulla croce. Il Cuore verginale di Maria intende e prevede ciò che Giuseppe legge nelle Scritture. San Giuseppe veste come il monaco contadino, il quale nella pausa di mezzogiorno, lasciava temporaneamente il lavoro per dedicarsi alla preghiera. Il suo aspetto monastico dunque assicura al fedele la sua verginità e lo rende totalmente partecipe dell’opera di Redenzione che Cristo è venuto a compiere.

In un’altra opera van Cleve, lo veste addirittura da monaco e gli pone in mano un Cartiglio sul quale si leggono le prime battute del Magnificat, la preghiera serale che apre al giorno seguente.  Davanti a Gesù scorgiamo il vaso con il vino, ancora egli ha davanti a sé, questa volta in mano, un’arancia. Il davanzale tuttavia è arricchito di molti altri frutti: un grappolo d’uva, una pera, un melograno e alcune ciliegie.

rivax2.jpg

Questi frutti simbolici sono un riferimento all’Incarnazione e alla Passione. La pera e la melagrana sono simbolo della fertilità verginale della Madonna, mentre le ciliegie e l’uva sono un rimando alla croce e al sangue versato dal Redentore.
Il coltello, che anche qui troviamo appoggiato sul davanzale, questa volta è rivolto verso di noi e sta tra una noce e una castagna. La noce, con i suoi tre elementi il guscio, il mallo e il gheriglio, indica la croce (il guscio), che attraverso la carne di Gesù (il mallo), rivela la sua divinità (il gheriglio). La castagna, invece, in latino castanea, è rimando alla castità e alla continenza, virtù che ebbero Giuseppe e Maria e per mezzo delle quali Cristo ha rinnovato il mondo invecchiato nella concupiscenza.
Pertanto, il coltello rivolto a noi, ci sprona a tagliare con le concupiscenze innaturali al fine di affrettare il compiersi del disegno salvifico sul mondo. Ciascuno di noi ha da cantare il proprio Magnificat, come Maria e Giuseppe che con il loro sì, affrettarono l’opera di Redenzione del Cristo.
 
 
Immagini:
Joos van Cleve La Sacra Famiglia c. 1515 olio su panello, 53 x 40 cm Akademie der bildenden Künste, Vienna
Joos van Cleve La Sacra Famiglia c. 1512-13 olio su legno, 42,5 x 31,8 cm The Friedsam Collection, New York
 
da Avvenire, rubrica Dentro la Bellezza

0 commenti:

Posta un commento