giovedì 2 aprile 2015

La tavola rotonda banchetto dell'umanità

Siamo nella sala del Cenacolo, vertiginosamente condotti in alto da questo anonimo bavarese che nel 1430 illustra l’ultima cena. Si tratta di una pagina della bibbia miniata di Otthaynrih, considerata la prima edizione tedesca di questo genere, che mostra, come vuole la tradizione orientale, una tavola rotonda. Ogni gerarchia è eliminata ma anche ogni rivendicazione di fedeltà. A questa tavola, ahimè, siede l’umanità che tradisce. Solo Giovanni si sottrae alla logica del cerchio, volgendosi di scatto e nascondendo il capo nel petto del Redentore. Anche Giuda non è immediatamente visibile. Sì, sono tutti traditori eppure sono anche tutti santi, nessuno manca dell’aureola, neppure Giuda.

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Quest’ultimo siede proprio alla destra di Cristo e lo riconosciamo solo perché la sua aureola è interrotta, brilla sull’abito, ma non sul capo. Giuda è un chiamato, ma liberamente si è sottratto all’elezione. Un altro segno di riconoscimento per l’Iscariota è il gesto di mettere la mano nel piatto di Gesù. La miniatura, infatti, illustra il vangelo di Matteo. Nei sinottici Gesù indica il traditore come Colui che intinge la mano nel piatto, mentre in Giovanni Gesù stesso gli porge il boccone sacrilego. Lo sguardo dell’anonimo bavarese è pieno di misericordia per quest’umanità inconsapevole della gravità dell’ora. Giuda non si trova confinato in un angolo, è lì, in mezzo a tutti. Tutti mangiano un cibo che sarà farmaco d’immortalità. Al centro della tavola, sorprende come accanto all’agnello ci siano quattro uova, altre sono nel piatto di quattro apostoli, tra i quali Giuda. Le uova, alimento prescritto dalla Pasqua ebraica, sono un simbolo di rinascita e di risurrezione. Qui sono otto, segno di quella vita assolutamente nuova che Cristo è venuto a portare. Anche il pane è a forma di mandorla, altro simbolo di vita. Sul pavimento e sulla tovaglia ci sono losanghe segni di quella rete di morte che si abbatterà sopra il Salvatore. La tavola rotonda, diventata famosa per i cercatori del Santo Graal, è dunque il segno di quella mensa celeste dove Cristo passerà a servirci. A un tale banchetto si accede solo mettendosi in gioco. L’ombra del tradimento avvolge tutti, ma soccombe chi si ciba in modo indegno. Nel recente dibattito su chi ammettere all’Eucaristia forse non si è tenuto conto di un fattore fondamentale: ricevere la comunione significa condividere il sacrificio di Cristo per l’umanità, offrire se stessi per la salvezza del mondo. Dunque non un privilegio, ma la partecipazione a un parto che le uova e il pane a forma di mandorla del miniaturista bavarese annunciano.

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Una ultima cena dalla tavola rotonda si trova anche nel Retablo de la Virgen a Sijena in Spagna ad opera di Jaume Serra (realizzato tra il 1367 e il 1381). Gli apostoli stanno consumando il pane già spezzato e Giuda, questa volta dall’altra parte del tavolo rispetto a Cristo sta mettendo la mano nel piatto centrale dove campeggia l’agnello. Qui non ci sono uova, ma l’eternità del banchetto è simboleggiata dal calice e dall’ostia che Cristo benedicente regge nella mano sinistra. Giovani è tra Gesù e l’agnello sacrificale e ancora una volta con la sua postura si sottrae alla dinamica del gruppo che sembra invece attraversata da un brivido di ansietà. Giuda è la figura più inquietante: consigliato dallo stesso Satana, stende la mano nel piatto mentre l’agnello sembra in procinto di addentarla. Nel piatto, attorno all’Agnello, ci sono otto croci simbolo dell’ottavo giorno, quello della risurrezione, inaugurato da questa mensa. Anche qui il significato permane, Giuda pur chiamato a quel banchetto vi si accosta senza accoglierne liberamente tutte le implicazioni. Se anche gli altri apostoli non saranno da meno in quanto a paura e tradimento, sono però certamente più abbandonati a quel mistero di sacrificio e grazia cui l’ultima cena di Gesù allude. L’abbandono totale lo denuncia solo l’apostolo Giovanni proprio in quell’umanissimo gesto di dormire tranquillo sotto il volere di Cristo al punto da scompigliare tutta la tovaglia.

Immagini
Maestro Anonimo Ultima Cena (pag 40) 1430, Pagina miniata della Otthereinrich-Bibel Bayerische Staatsbibliothek

Jaume Serra 1367 – 1381 Tempera su tavola 346,3 x 321 cm Museo Nazionale di Arte di Catalogna, Barcellona Spagna.

Fonte: Avvenire, rubrica Dentro la Bellezza



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